Raffica di furti nelle case della Sabina, ladro chiede l'annullamento della condanna: «Ero lì per vendere auto»

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Contestava tabulati e prove sostenendo di trovarsi nelle zone dei furti per vendere auto. La Cassazione boccia il ricorso per 18 colpi anche a Magliano Sabina e Forano 

MONTEROTONDO - Sosteneva che la sua presenza nelle zone dei furti fosse legata all’attività di compravendita di auto usate e contestava che i tabulati telefonici potessero bastare a dimostrare la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha però respinto il ricorso di un cittadino albanese, confermando la condanna per 18 furti in abitazione, consumati o tentati, commessi tra ottobre 2020 e maggio 2021 anche a Magliano Sabina e Forano, oltre che Riano, Monterotondo e Roma.

La difesa chiedeva l’annullamento della sentenza sostenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a superare ogni ragionevole dubbio. In particolare, l’imputato affermava che la localizzazione del suo telefono nelle aree interessate dai colpi potesse essere spiegata con i suoi spostamenti per il commercio di veicoli usati. Contestava inoltre l’affidabilità delle celle telefoniche e l’assenza, per alcuni episodi, di riscontri autonomi rispetto ai tabulati.

Nel ricorso veniva messa in discussione anche l’utilizzabilità di alcuni atti di polizia giudiziaria, tra cui relazioni di servizio, attività di osservazione e pedinamento, immagini estrapolate dai filmati e ricostruzioni cartografiche. L’ultimo motivo riguardava invece la pena: secondo la difesa, i giudici non avrebbero spiegato adeguatamente gli aumenti applicati per ciascun furto contestato in continuazione.

La Cassazione ha ritenuto infondate tutte le censure. Secondo i giudici, la condanna non si basava soltanto sui tabulati, ma su un insieme di elementi convergenti: immagini delle telecamere, intercettazioni telefoniche, riconoscimenti da parte degli investigatori, dati GPS e presenza di auto considerate nella disponibilità dell’imputato. In alcuni casi, inoltre, sarebbe stato ricostruito l’intero tragitto da Roma fino alle abitazioni prese di mira, con permanenze compatibili con i tempi necessari per compiere i furti.

La Suprema Corte ha giudicato poco credibile la spiegazione legata alla compravendita di auto, osservando che molti episodi erano avvenuti in orario serale o notturno e che risultava difficilmente spiegabile la coincidenza tra gli spostamenti dell’uomo e i luoghi e gli orari di 18 furti.

Il ricorso è stato quindi rigettato e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

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